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Museo Il Mugnaio

sindacoDa qualche anno la frazione di Serralta ospita un piccolo Museo privato che ho chiamato “IL MUGNAIO”, in ricordo dei miei avi che lavoravano come mugnai.

Mugnai sono stati il mio bisnonno Clemente Mazzoni (1827 – 1912), suo figlio Girolamo (1855 – 1936), e, ultimo in ordine di tempo, mio zio, Olinto Mazzoni.

Osservando i mulini, tutti costruiti in pietra, che si trovano sulla riva del canale, da tempo abbandonati, notando quanto siano antichi, si può concludere facilmente quanto la professione di mugnaio, condotta da loro e dai loro antenati, risalga a tempi molto remoti.

Il Museo si trova nei due locali dove si trovavano i due mulini più recenti, quelli che a loro tempo già funzionavano con i motori elettrici (ritengo che risalgano al 1930), e lì conservo i grandi motori elettrici, i ferri per battere le macine di pietra e tutti gli utensili che venivano utilizzati, anche per macinare il grano che veniva portato dai dintorni della zona, in questi locali, fino al 1965, anno in cui i mulini vennero dismessi.

Ho incominciato ad occuparmi dell’organizzazione del Museo verso il 2000, in esso conservo tanti utensili del lavoro contadino che ho trovato in questa casa ed altri che parenti e amici mi hanno donato, rientrando così nella lista dei benefattori.

Facendo un rapido excursus nelle sale si possono osservare: una collezione di vecchie serrature, di cui una risalente al 1600, utensili da cucina in rame, un antico orologio a pendolo, un lampadario lavorato in ferro battuto con sei porta torce proveniente da un piccolo castello pistoiese, una collezione di “mates”, recipienti per bere la tipica infusione argenti, il “Mate”.

Nel Dopoguerra al secondo piano di questo edificio vi erano le aule dalla Scuola Elementare del paese; ho avuto la fortuna di ritrovare la lavagna di quella scuola, che è, ovviamente, entrata nella collezione del Museo. Sono presenti anche vecchi vasi in ceramica vetrata della capacità di 100 litri, utilizzati come contenitori per l’olio, una vecchia radio, macchine fotografiche d’epoca, un gran numero di ferri da stiro (del tipo che veniva scaldato sul fuoco vivo), bottiglie di liquore d’annata, ancora sigillate, un’antica “salamandra”, botti di diverse misure, uno stendardo in tela dipinta con la Madonna e il Bambin Gesù, una fiala di sabbia del fiume Giordano, un vecchio telefono ancora funzionante, libri autografati dagli autori (Pirandello, D’Annunzio, Barbarani), macchine per irrorare il verderame o lo zolfo, banconote di diversi Paesi, uno strano apparecchio per abbrustolire i semi di caffè, un contenitore di polvere da sparo risalente alla II Guerra Mondiale, una macchinetta per la fabbricazione del burro, proveniente dalla Fattoria Mazzoni in Argentina.

Continuando con la lista troviamo: una bottiglia originale di Bitter Campari, dentro la quale è stata costruita la riproduzione in miniatura di un antico veliero (realizzata nella prigione da un detenuto 70 anni fa) con, sul fondo, una veduta della città più meridionale del Mondo, Usuahia (Argentina); un’anfora di ceramica proveniente dal Mar Ionio, di età non ancora stabilita e tantissimi altri pezzi che meritano di essere visti.

Inoltre, chiedendo il permesso si può visitare il piano superiore, dove troviamo una collezione di chiavi, il camino in marmo (datato dagli esperti al XVII secolo), letti antichi e diversi mobili, l’albero genealogico della Famiglia Mazzoni che risale al 1645, un giubbetto di un abito da sposa vecchio di più di un secolo.

Approfitto dell’occasione per ricordare che nel 2014 ricorre il settantesimo anniversario dell’incendio provocato dalle truppe tedesche (il 24 giugno 1944); rinata, come la Fenice, con le sue mura ancora in piedi, la casa è al suo posto dal 1600, quando venne costruita, pietra dopo pietra.

Nell’anno 2008, in occasione della consegna a parenti ed amici del mio libro “Chi fummo, chi siamo”, ho pronunciato tre parole, che spiegano, in maniera esaustiva, le ragione che stanno alla base della costituzione di questo Museo:

“C’era una volta”

Così, tutti i pezzi quei riuniti vanno a far parte di quel “C’era una volta”, così una volta c’erano i mulini, si utilizzavano questi vecchi attrezzi e così, tutto quello qui esposto fa parte di un Passato più o meno lontano, di quel Passato che, a sua volta, fa parte della Storia, che sia quella della Famiglia, quella del Paese o quella dell’Umanità tutta, la Storia che è il riflesso dell’esistenza umana; conservando con cura le testimonianze qui raccolte, faremo sopravvivere tutti coloro che hanno utilizzato i pezzi qui riuniti.

Tutto fa parte dell’immenso edificio della Memoria, conservandola si realizzerà quello che ho già espresso con altre mie parole:

“Nessuno muore se è ricordato”

Héctor Orlando Mazzoni
Giugno 2014